domenica 27 settembre 2015

I SINDACI ED IL CETO: DILEMMA ALLA CORTE DI NAPOLI - di Rosalbino Santoro

A Fuscaldo le elezioni del 1757 furono turbolenti. Il popolo acclamava i cambiamenti che già negli umori si avvertivano anni prima. Il ceto popolare, tramite i nuovi Signori poneva in discussione persino l’elezione del Sindaco, che per concordato col feudo, era di esclusiva spettanza alla nobiltà locale. Gli “Onorati” compiono un’operazione di mutamento del proprio status. Nell’anno di grazia 1757 il 30 ottobre, fra le grida, i fischi, le proteste, pietrificate oramai nei palazzi del centro storico, si fronteggiarono le opposte fazioni, impari per numero, con un marcato senso di rivalsa, non esente da un’indubbia arroganza. Da una parte gli esponenti delle dieci famiglie del primo ceto, con i loro rappresentanti, dall’altra, i componenti delle famiglie degli “Onorati” ed il popolo. Quel malinconico tramonto, tutto racchiuso nella piazza del paese, spegne quella livida giornata autunnale. Le cariche sinora riservate ai nobili , vengono assegnate agli “onorati” e quattro esponenti del popolo vengono eletti alle cariche del secondo ceto. Oramai la prassi si era consolidata e sebbene le elezioni ogni volta erano molestate da “agitazioni, tumulti e sconcerti”, fra cittadini del primo e secondo ceto”, e nonostante l’intervento della Regia Udienza, l’impresa si ripeteva con successo da sette anni consecutivi, durante i quali restarono disattese anche le disposizioni del Sacro Regio Consiglio, che prescriveva di ripristinare l’Ordinamento Amministrativo vigente sino al 1756. Il trionfo degli “Onorati” sembrava totale. Cene e banchetti su tovaglie di damasco dorato, vini bianchi e rossi delle riserve speciali; la nuova borghesia incalzava ed i contrasti che accompagnavano le elezioni, in quegli anni, non furono per niente tranquille. 
I “nuovi ricchi”, alla ricerca di glorie e potere ma non disponendo di un numero sufficiente di nobiltà, nei giorni precedenti le consultazioni, si riunivano in conclave per individuare nel loro passato fievole tracce patrizie. Il popolo poi, che anni prima, aveva acclamato il cambiamento, si era incuriosito nei matrimoni in festa, gettato fiori e coperto con piante le miserie dei “catoi”, presto si accorse che i nuovi padroni e gli amministratori fanno poco. “Dio ni guardi di ricchi ‘mpoviriti e di poveri arricchisciuti”. ( Dio ci guardi dai ricchi che diventano poveri e dei poveri che diventano ricchi). A sentir loro, vengono “commesse delle gravezze in danno del popolo”; gli “onorati” hanno inteso, solo e soltanto, sostituirsi al Primo Ceto, e niente più, non avendone le capacità amministrative e di conduzione. Soltanto arroganza e prepotenza, molto più pericolosa e dispotica dei veri gentiluomini. “ Cu ri Sindaci ara citu è nu guaiu can un ti dicu, era meglio lu Signuri, ca sti novi surpaturi”. ( con i sindaci del nuovo Ceto, è un guaio grandissimo, era meglio il Signore, che questi nuovi usurpatori). L’alleanza tra i “nuovi nobili” e la popolazione presto si sbriciola e i primi, temendone le conseguenze, riescono ad evitare, negli anni 1764 e 1765, le elezioni. Si provvide semplicemente al rinnovo delle cariche municipali. La mutata situazione offrì naturalmente una possibilità politica di rilevante portata ai “Gentiluomini” che ricorsero alla Regia Udienza affinché ripristini il regolare svolgimento delle elezioni nel 1766. 
Venne così destinato per tale accertamento un subalterno, signor Concolini, con il mandato di verificare la fedeltà e la veridicità dell’esposto ed a questo, su richiesta degli Onorati, venne affiancato da un altro subalterno, tal signor Zuccaro, incaricato di investigare sulla qualità nobiliare delle famiglie in causa. Quello che avvenne in quegli anni, non è difficile da immaginare. …(continua) 
da: “Briganti, miti e antiche sottane” di Rosalbino Santoro di prossima pubblicazione

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