domenica 4 ottobre 2015

L'ESITO DELLA CAUSA





Durante i lavori di costruzione del tratto ferroviario che va da Castrocucco, borgo del comune di Maratea, a S. Eufemia, si innesca una causa civile tra Diego De Caro, possidente di Cetraro, l’Impresa Comm. Saverio Parisi e Compagni, aggiudicataria dei lavori, e Camillo Gentili, possidente di Acquappesa e garante dell’Impresa stessa. Come in tutte la cause civili i cavilli la fanno da padrone, ma i soldi in ballo sono tanti e vale la pena andare avanti.
Agli inizi dell’estate del 1894, il Tribunale Civile di Cosenza emette una sentenza alquanto contraddittoria a favore di Diego De Caro, stabilendo che la caparra di seimila lire, a suo tempo depositata dalla ditta presso il suo garante, vada versata nelle sue mani. De Caro canta vittoria, ma i suoi contendenti si oppongono e lui, che pare abbia cominciato a dare segni di squilibrio mentale, la combina davvero grossa. Armatosi di santa pazienza elabora un disegno contro Camillo Gentili tratteggiandone una sorta di caricatura dai contorni osceni, insulti e amenità varie, come possiamo ammirare nella foto. 
Una dopo l’altra, con pazienza e olio di gomito, ne fa una ventina di copie. Manda una delle sue serve a comprare delle buste in un emporio del paese, ci mette dentro i disegni e li spedisce per posta a tutti i notabili di Cetraro e Acquappesa, sindaci compresi.
Gentili è furioso, va dal Pretore e querela De Caro per diffamazione. I due contendenti sono persone potenti e, manco fosse un procedimento per omicidio, vengono citati e ascoltati decine di testimoni e fatte perizie calligrafiche, ma alla fine il risultato, evidente già dal primo momento, è inoppugnabile: De Caro è l’autore della vignetta diffamatoria,
Viene fissata la data per la discussione della causa ma De Caro escogita ogni mezzo per farla rinviare e ci riesce per quattro volte. Artrite reumatoide attestano i certificati medici che gli rilascia il suo medico di fiducia.
Nel frattempo, Camillo Gentili, il 10 novembre 1894, muore ma i suoi eredi e l’avvocato Nicola Serra che li assiste, decidono di andare avanti comunque per tutelarne, anche da morto, l’onore.
Finalmente, il 12 agosto 1895, Diego De Caro viene dichiarato colpevole e condannato a due mesi di reclusione e al pagamento dei danni.
È finita, l’onore è salvo, pensano gli eredi di Camillo Gentili, ma si sbagliano: De Caro andrà testardamente avanti fino in Cassazione e qui i frutti della sua strategia dilatoria maturano. La Cassazione deve riconoscere che la Corte d’Appello di Catanzaro ha commesso un errore nel cambiare il capo di imputazione da diffamazione a ingiuria, perché in questo modo ha accorciato i tempi di prescrizione del reato e quindi la condanna va annullata. Non ci saranno altri disegni perché Diego De Caro perde l’ultimo barlume di senno che gli è rimasto.
Come è noto, le cause costano un occhio. A Camillo Gentili è costata la vita, a De Caro la mente...[1]


[1] ASCS, Processi Penali.

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