martedì 10 settembre 2019

LO STRANO CASO DELLE SORELLE BOMBINO

È la mattina del 5 settembre del 1921 quando la sessantottenne contadina di Rota Greca Angela Melito si presenta dai Carabinieri di Cerzeto per fare una denuncia sconvolgente
– Non posso più oltre tacere perché oppressa dal rimorso di non averlo denunziato prima il fatto seguente avvenuto nella mia famiglia e ciò per verità verso la figlia mia Maddalena Bombino di anni 26, morta nel 22 aprile 1920 in seguito ad una lesione prodotta dall’altra mia figlia Emilia la quale, con una pala da forno tirò un colpo all’altra sorella Luisa e colpì invece la Maddalena che poi soccombette ed anche per pietà verso la Emilia, la quale però non aveva l’intenzione di colpire a morte. 


CONTINUA A LEGGERE

lunedì 9 settembre 2019

FUOCO DI PAGLIA

L’Avemaria del 31 ottobre 1892 è suonata da poco quando il ventisettenne Antonio Re, nato a San Martino di Finita ma residente a Torano Castello dove ha sposato Carmela Fabiani, rientra a casa, un basso, dal lavoro nei campi. Con lui c’è il diciottenne Francesco Salerno che gli fa da vero e proprio schiavo. Antonio si lascia cadere su una sedia mezzo sfondata e si rivolge alla moglie
– L’hai fatto mangiare l’asino?
– No… mi… mi sono scordata…

sabato 7 settembre 2019

IL GUAPPO DI REGINA

Nel 1931 a Regina, frazione del comune di Lattarico, opera una specie di società che spiega la sua attività nel commettere furti di polli, conigli, capretti, agnelli, vino ed altri generi alimentari, che poi sono consumati allegramente or nella casa di uno, or nella casa dell’altro. Nessuno dei furti viene denunziato perché tutti temono le rappresaglie dei componenti di tale società, specie del capo, Giovanni De Ciancio, uomo violento e pericoloso. Così lo definiscono i Carabinieri e così lo conoscono i compaesani raccontando alcuni aneddoti.

CONTINUA A LEGGERE

mercoledì 4 settembre 2019

254 LIRE

Il pomeriggio del 1 giugno 1893, dopo una giornata di duro lavoro, alcuni operai addetti alla costruzione della galleria ferroviaria nei pressi di Cittadella del Capo si stanno divertendo al gioco delle stacce nella Spianata del Telegrafo tra Cittadella e Capo Bonifati. Si giocano qualche centesimo e quando il ventiquattrenne Antonio Pomo si accorge di non avere spiccioli in tasca, li chiede al suo collega Arcangelo Furfaro, ventiduenne minatore di Cittanova in provincia di Reggio Calabria. Furfaro caccia dalla tasca della giacca il portamonete, prende degli spiccioli, li porge all’amico e se lo rimette in tasca. Accanto a lui c’è un bambino, Eduardo Niesi, che, distolto lo sguardo dal gioco, lo osserva sorridendo.

CONTINUA A LEGGERE

lunedì 2 settembre 2019

LE PRECAUZIONI DEL CASO

È il 26 aprile del 1949, una bella giornata di sole a Praia a Mare. L’uomo che nel primo pomeriggio bussa alla caserma dei Carabinieri è il quarantaduenne medico Osvaldo Romito, che esercita la professione nel limitrofo comune di Tortora. Chiede di parlare con il comandante, il Maresciallo Eugenio Vairo, che lo riceve subito e gli chiede il motivo della visita. Il dottor Romito gli racconta qualcosa che lo fa restare a bocca aperta per la sorpresa

CONTINUA A LEGGERE

sabato 31 agosto 2019

UN BUON PADRE DI FAMIGLIA

Federico D’Agostino, 45 anni, è un agiato agricoltore di Palmi. La sera del 26 aprile 1943sta, come al solito, giocando a carte e bevendo qualche bicchiere di vino con gli amici. All’ora di cena torna a casa dove lo aspettano pazientemente seduti a tavola sua moglie, Brigida Bagalà, e suo figlio Vincenzo. Cenando, Federico manda giù qualche altro bicchiere e poi, senza una ragione precisa, comincia a litigare con sua moglie. La picchia, incurante del fatto che sia ormai all’ottavo mese di gravidanza.


CONTINUA A LEGGERE

giovedì 29 agosto 2019

I FETI DI PORTAPIANA

È la mattina del 3 maggio 1916 e il Delegato di P.S. Francesco Cilento sta controllando la posta chiuso nel suo ufficio, quando il piantone bussa e gli annuncia la visita di una donna che deve fare una denuncia e che si rifiuta assolutamente di parlare con altri funzionari all’infuori di lui. Con un cenno sconsolato del capo, Cilento acconsente e il piantone fa entrare la donna, Teresa Malerba di 52 anni, che attacca subito con una serie di salamelecchi, subito interrotti dal Delegato che la invita a raccontare i fatti che vuole denunciare
– Eccellenza, a Portapiana non si parla d’altro… mia nuora… quella svergognata! – attacca con il suo forte accento della provincia di Reggio Calabria
– Che ha fatto? Come si chiama?

martedì 27 agosto 2019

IGNOBILI

È la tarda mattinata del 13 dicembre 1951, il venticinquenne Valter Marchianò sta camminando lungo il viottolo che dal rione Case Mutilati porta in contrada Muoio Piccolo di Cosenza in cerca di muschio per il presepe. Imboccato il sentiero, percorre circa un chilometro sino a giungere all’altezza della proprietà Bombini.


CONTINUA A LEGGERE